giovedì 21 febbraio 2013

Nomi...

Non c'è niente di più rassicurante al mondo, del dare un nome alle cose. Solo così le puoi fare tue e, se occorre, anche sconfiggerle.

giovedì 14 febbraio 2013

Sui capelli e sui perché

Per una donna tagliarsi i capelli corti è un grande atto liberatorio. O almeno lo è per me.

martedì 5 febbraio 2013

Gli adulti

‎Da piccola credevo che crescendo tutte le paure e le insicurezze sarebbero scomparse, come per magia. Gli adulti apparivano così forti, quasi onnipotenti, ai miei occhi di bambina. Imparai a mie spese che non era affatto così. Che gli adulti non sono forti, ma si fanno forza. A volte uno con l'altro, a volte da soli. Soprattutto imparai che è proprio quello il periodo della vita in cui si ha più bisogno di sicurezze e di conforto. Di un abbraccio che ti dica che tutto andrà per il meglio. Ma gli abbracci, quando diventi grande, raramente sono gratuiti.

sabato 2 febbraio 2013

Ganesh



 
"Il dio dalla testa di elefante è venerato dagli induisti anzitutto per una ragione: nei testi sacri indù è considerato colui che rimuove gli ostacoli. Quando una persona deve gettarsi in una nuova impresa, dare avvio a qualcosa di importante – la costruzione della propria casa, l’inizio di un amore, un lungo viaggio, l’assunzione in un posto di lavoro –  è a Ganesh che chiede protezione e aiuto per superare le difficoltà sul proprio cammino. Secondo gli antropologi questa credenza deriva da un culto dell’elefante diffuso nelle campagne indiane sin da tempi antichissimi. Infatti l’elefante è dotato di una forza straordinaria: è capace per esempio di spostare con la proboscide un pesante tronco d’albero caduto sulla strada. Proprio come l’elefante noi dovremmo imparare ad andare dove vogliamo rimuovendo gli ostacoli davanti a noi".

QUI l'articolo intero                          

Come una rana d'inverno

"Lei mi aveva trovata lì, ma io ero stata talmente tante ore da sola, nella disperazione, che vederla entrare è stato come un raggio di sole. Continuavamo a farci dei gesti di saluto con la mano, ma non sapevamo andare oltre. Alla fine abbiamo trovato il latino. [...]Pochissime frasi, sicuramente sgrammaticate, imbastite a fatica in quella specie di esperanto dei colti, che abbiamo continuato a ripetere infinite volte, perché dire la mia casa è lontana, la famiglia è bella, il mio cuore è triste, in quel contesto, nella nostra nudità - lì, sì, proprio rane, mentre continuavano a passare i soldati che si sganasciavano dalle risate - ci dava una grande gioia".

 -- Liliana Segre, Come una rana d'inverno