sabato 14 dicembre 2013

Invictus




"Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings oh chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate,
I am the captain of my soul."

-- William Ernest Henley, Invictus


"Nella notte che mi circonda, buia come l'abisso tra i poli, ringrazio  gli dei per questa mia anima invincibile./ Stretto tra gli artigli feroci degli eventi non mi sono arreso e non ho urlato. Sotto le randellate ricevute dalla sorte, il mio capo è sanguinante, ma non si è chinato./ Al di là di questo luogo di lacrime e rabbia, appare da lontano l'Orrore dell'ombra, ma la minaccia degli anni a venire mi ha trovato, e continuerà a trovarmi, senza paura./ Non importa quanto difficile sia il cammino, quanto carica di punizioni sia la lista, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima."

mercoledì 20 novembre 2013

Fino al mal di gambe e ritorno

Eppure io non ci credo che a voi non capiti. Mi spiego meglio, io non ci credo che capiti solo a me quel senso di completa inadeguatezza che ti acchiappa quando ormai sei al limite. Quando tutto è troppo. Quanto sei completamente sopraffatta dagli eventi.
Davvero succede solo a me di trovarmi, non so, al supermercato e voler buttare a terra il cestinello giallo e iniziare a piangere, urlare e scalciare per poi pulirmi il mocio sulla giacca del povero cristo incredulo venuto ad abbracciarmi? O alla cassa dire alla persona davanti a te: "Dai cazzo non vedi che ho una fretta fottuta? Fammi passare no, stronza/o!".
No, lo so che non si fa. Ma non ne avreste una gran voglia, un bisogno fisico oltre che mentale?
Possibile che succeda solo a me di ripetere in maniera salmodiante "Io non ce la faccio"  e non farcela veramente! O crearmi aspettative che poi aspetta e spera! E farmi film mentali da decine di Accademies che poi, tanto, film rimangono. Soprattutto mentali.
Quei giorni in cui non riesci nemmeno a uscire di casa, a dormire, a sentire parlare, a mangiare cibo vero, incontrare gente, parlare, prendere un autobus, salutare... Quei giorni, non si sa quanto lunghi, che nessun rapporto umano è possibile.
Capitano davvero solo a me?
Davvero non c'è nessuno laggiù, oltre lo schermo, che non vorrebbe semplicemente iniziare a correre. Fino al mal di gambe e ritorno.

lunedì 7 ottobre 2013

Per amore della cultura

"Per amare la cultura occorre una forte vitalità. Perché la cultura ... è un possesso: e niente necessita di una più accanita e matta energia che il desiderio di possesso".

-- Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, 1976


"[...]Ma quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità. Sempre. Ripensando alla mia vita non ho mai permesso che mi si mancasse di rispetto". 

- Franca Rame

venerdì 4 ottobre 2013

Lampedusa, 3 ottobre 2013

"Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio
per non restare solo in viaggio…
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuol venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
ma il treno corre: non si vede più".

--Il treno dell'emigrante -- G. Rodari

sabato 21 settembre 2013

Amore e Psiche



"L'amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada".

 --  Franz Kafka

mercoledì 11 settembre 2013

Ti senti sola?



Ti senti sola?

No, io non mi sento sola.
Io sono sola.
E il peso di tutto il mio dolore lo porto sulle spalle in silenzio.
Senza un lamento.
Male segreto.
Ogni istante.
Sola.

"Bisogna essere molto forti per amare la solitudine".
-- Pier Paolo Pasolini

lunedì 2 settembre 2013

Gender equality - Glass ceiling



Articolo tratto da InGenere.it

La parità tra donne e uomini è uno dei valori fondanti dell'Unione europea e rappresenta l’approccio generale all’attuazione di tutte le sue politiche. Tuttavia, la posizione delle donne e degli uomini presenta ancora notevoli differenze.  
Perciò nel piano di azione Strategy for Equality between Women and Men 2010 – 2015 la Commissione europea ha sottolineato la necessità di avere un indice sull’uguaglianza di genere. L'European Insitute for Gender Equality (Eige) ha elaborato un indicatore composito sull’uguaglianza di genere, costruito su misura per adeguarsi alla struttura delle policy europee. 
Il Gender Equality Index (Gei) consta di 6 ambiti principali (lavoro, denaro, conoscenze, tempo, potere e salute) e due ambiti definiti satellite (diseguaglianze trasversali e violenza). Questi ultimi sono collegati concettualmente all’indice, ma non possono essere inclusi tra gli ambiti principali perché misurano fenomeni esemplificativi. 
Fonte: elaborazione Isfol su dati Gender Equality Index – Country Profiles  (dati 2010)
Il Gei misura la distanza dell’Unione europea e dei suoi stati membri dal traguardo della piena uguaglianza di genere. Con una media di 54 (dove 100 indica la piena uguaglianza) l’Ue si pone a metà strada dall'obiettivo parità. Guardando ai profili nazionali, la realtà europea appare differenziata: l’Italia, per esempio, ha un Gei pari a 40,9 rispetto al 73,6 della Danimarca, al 57,1 della Francia, e al 35,3 della Romania. Tutto ciò conferma quanto l’uguaglianza di genere debba essere ancora posta al centro del dibattito politico.
Poco oltre i nostri confini nazionali si procede in questa direzione: il 3 luglio il governo francese ha presentato un progetto di legge quadro per l’uguaglianza tra le donne e gli uomini. Il pacchetto è stato concepito e promosso come strategia favorevole tanto alle donne quanto agli uomini: misure destinate ad entrambi i sessi, attorno alle quali si struttura sempre di più la qualità della vita. 
Si tratta di un testo di legge innovativo, caratterizzato dalla trasversalità. Per la prima volta in Francia un progetto di leggecontempla l’uguaglianza tra donne e uomini in tutte le sue dimensioni: uguaglianza professionale, lotta alla precarietà, protezione delle donne contro ogni forma di violenza. Il pacchetto determinerà principi e obiettivi specifici di un approccio integrato per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere in tutte le politiche pubbliche. Saranno infatti coinvolti, oltre al ministero per i diritti delle donne, anche i ministeri della giustizia, interno e salute; e il raggio d'azione comprenderà anche gli enti locali, e le imprese pubbliche nazionali o locali. La costituzione di un governo paritario e l’istituzione di un ministero che si occupi dei diritti delle donne, rende fattiva l’ambizione della legge, trasformandola in una priorità politica.
Il testo normativo riguarda tutte le donne: si occupa di come proteggerle da qualsiasi tipo di violenza, di riequilibrare la ripartizione dei carichi di cura all’interno della coppia, di offrire loro opportunità. Si stabilisce il principio della divisione del potere e delle responsabilità, ponendo l’accento sul fatto che gli uomini devono assumersi responsabilità assieme alle donne. 
Con il nuovo testo agli uomini spetteranno per legge 6 mesi di congedo di paternità (oggi se ne prevede solo uno), sui tre anni autorizzati per ogni coppia, con assegno garantito dallo stato. Contrariamente al passato, il periodo che spetta all’uomo non potrà essere scambiato con l’altro genitore. Questa linea d’intervento ha principalmente due obiettivi: accrescere i tassi di occupazione femminile,  e riequilibrare i carichi di cura familiare e consentire il superamento di quelle resistenze culturali di cui i padri, che vogliono occuparsi dei figli, sentono tutto il peso.
Questa riforma è poi strettamente collegata allo sforzo che verrà intrapreso nell’arco di 5 anni di aumentare di 275.000 unità i posti nei nidi. L’offerta non si limiterà ad un approccio quantitativo, ma l’accento sarà messo sulla qualità del servizio, la riduzione delle diseguaglianze territoriali e sociali. Si tratterà di dare risposte ai bisogni dei genitori favorendo l’accoglienza in orari atipici, e dando accoglienza ai bimbi disabili.
Lo stato si farà, inoltre, carico degli alimenti non pagati dagli ex mariti. Questo è un fenomeno  in crescita con la crisi, che impoverisce le madri sole con figli. 
Saranno velocizzate, poi, le procedure per la denuncia di violenze domestiche e le vittime potranno chiedere di installare in casa un allarme collegato con una centrale di polizia. 
Il governo ha raddoppiato, infine, la multa per i partiti che non rispettano la parità nelle liste elettorali, mentre saranno aumentati i programmi nelle scuole per lottare contro gli stereotipi di genere.
Parole chiave di questa legge sono, dunque, efficacia, innovazione e sperimentazione, ma soprattutto mainstreaming nel senso di orientamento politico che prende in esplicita considerazione il genere in tutte le politiche pubbliche, e non solo con interventi a favore delle donne. 
Questa legge quadro avvia in Europa una riflessione sui diritti e sul ruolo della donna nella società contemporanea, ma anche sul ruolo che hanno gli uomini, incoraggiando un lavoro comune nella strutturazione di politiche e programmi che siano utili per tutti. Il filo rosso dell’uguaglianza si dipana così in tutti gli ambiti: dal lavoro, all’affermazione sociale, alla politica.  Questa tipologia di interventi sono la base per la costruzione di una società nuova, in cui uomini e donne abbiano effettivamente le stesse opportunità.

Un passo. Almeno uno. Un passo.



"Se si potesse uscire dal dolore come si esce da una città". 

-- Victor Hugo

mercoledì 28 agosto 2013

Il mio passato -- Alda Merini



E' nelle sue parole che, molto spesso, trovo le risposte che cercavo, gli abbracci di cui ho bisogno. La forza per fare un passo in più.


Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo       
che questo meraviglioso istante.

-- Alda Merini

giovedì 1 agosto 2013

Perché l'Italia è ancora così razzista?




Articolo tratto dal Guardian versione online del 31/07/2013

Why is Italy still so racist?

The events of the last few weeks have proved, beyond doubt, that Italy has a serious problem with racism. Bananas have been thrown at Cécile Kyenge, Italy's first black government minister. A (female) councillor for the Northern League has said she should be raped. A Northern League senator has likened her to an orangutan. Last week the AC Milan footballer, Kevin Constant, walked off the pitch after a barrage of abuse, just as Kevin-Prince Boateng did earlier this year.
The Northern League is, admittedly, a minority party, usually gaining only between five and 10% of the national vote. And other political parties have expressed solidarity with Kyenge. But anyone who has listened to Italian political debate, or worse, stood in an Italian football stadium, knows that Italy simply isn't a tolerant place. This is a country where a recent prime minister, Silvio Berlusconi, thought it hilarious to joke that Obama had a decent suntan. The racism isn't restricted to right or left, old or young, rural or urban: it is noticeable everywhere.
The reasons are pretty obvious. As Italians will constantly tell you, theirs is an incredibly provincial country. Campanilismo – the attachment to one's local belltower – is one of the reasons the place is so charming: people often stay put, they're rooted rather than rootless. All over the country, even in a tiny village, you'll see caput mundi graffitied on walls, suggesting that this sleepy place is considered the capital of the world. The downside is that outsiders are treated as aliens, if not enemies.
Through the centuries Italy has been, not a colonial power, but a colony, a plaything of the superpowers. So with the exception of small parts of Somalia, no other country speaks Italian. Unlike France, Britain, Portugal or Spain, there's no large diaspora of Italian speakers who can immediately integrate into the "mother country", knowing already its literature and history. So the peninsula remains insular, an astonishingly monocultural, monoconfessional place.
There are other reasons for the racism: the legacy of fascism and thecontinuing adulation of Benito Mussolini; the tangible insecurity, even sense of inferiority, of many Italians; widespread economic misery for at least the last decade; and a political class that is absurdly ignorant. But perhaps the most interesting explanation for racism comes from an Italian mate of mine who's an armchair anthropologist. He maintains that in a country that is famously lawless, in which rules are often wilfully ignored, everyone is oddly very conformist in other ways: all wearing the same fashionable colour, or eating the same food at the same festivals. Italy simply isn't a country of eccentricity, or a place where difference or diversity are accepted, let alone cherished. I once tried to experiment by putting an unorthodox topping on my pizza and was harangued by irate mates as if I'd committed a terrible crime.
The conundrum of Italian racism is that Italy, ever a country of contradictions, is also a place of remarkable generosity and hospitality. I know it's easy for a white Englishman to say that, but centuries of visitors have noted Italians' esterofilia, their love of all things foreign. The dignity and intelligence of Kyenge in the face of recent attacks may yet remind Italians that they have a reputation for loving, rather than fearing, those from afar.
Tobias Jones

mercoledì 31 luglio 2013



"Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna.
Dietro una grande donna,
non è necessario che ci sia qualcuno".

-- cit.

Uomo del mio tempo -- S. Quasimodo



Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. 
Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. 
T'ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. 
Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta. 
E questo sangue odora come nel giorno Quando il fratello disse all'altro fratello: «Andiamo ai campi». E quell'eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

-- Uomo del mio tempo -- S. Quasimodo

lunedì 29 luglio 2013

Sit in sotto casa di Erich Priebke




Articolo tratto da RaiNews24.it
http://www.rainews24.it/it/foto-gallery.php?galleryid=180095&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Priebke, l'ex Ss condannato per la strage delle Fosse Ardeatine festeggia  il suo centesimo compleanno.  "E gli italiani, dove sono?". E' la domanda che hanno ripetuto in tanti, oggi, davanti la casa dell'ex Ss, a Roma, nel quartiere Boccea. A partire dalle 12, per oltre un'ora, si sono raccolte qui decine di persone. Qualcuno indossava la kippah, il copricapo degli ebrei religiosi, altri sventolavano bandiere con la stella di David. Erano in grandissima parte membri della Comunità ebraica di Roma, venuti per manifestare la loro indignazione contro Erich Priebke, criminale di guerra nazista condannato per la strage delle Fosse Ardeatine.
"Lui festeggia 100 anni e mio nonno è stato ammazzato quando ne aveva 28", ha dichiarato una manifestante. "Lo stato italiano ha la memoria corta: 335 ne ha trucidati questo assassino", si indignavano altri. Tra l'indignazione anche cori come "Nazi boia", "Infame". In silenzio, alcune signore hanno disposto in terra 335 candele accese: "Una per ogni vita spezzata alle Fosse Ardeatine". 

Alcuni ragazzi hanno srotolato uno striscione con i nomi delle vittime, nomi che sono poi stati letti uno ad uno. Per ricordarli tutti. Finito il sit in resta sotto casa di Priebke solo uno striscione: "Italiani dove siete?".
A Roma sono comparse anche scritte di auguri e svastiche sui muri della sede nazionale dell'Anpi a Roma.
"Il solito vile atto - si legge in un comunicato della Segretria nazionale dell'Associazione - di chi ancora non cede di fronte all'unica e sacrosanta verita' della storia: il nazismo e il fascismo furono esclusivamente regimi sanguinari che hanno portato l'orrore della guerra e dell'odio razziale in tutta Europa e oltre. L'Anpi proseguira', senza farsi intimidire da alcuno, nel suo quotidiano impegno di promozione dei valori di giustizia, pace, liberta' e democrazia che hanno animato la Resistenza e riconquistato il Paese alla civilta'".
Molti gli striscioni in tutta la città: uno vicino casa di Priebke all'Aurelio, oltre agli auguri, anche un'invettiva "Dio stramaledica i tuoi accusatori". Il tutto firmato Comunità militante Tiburtina. Altro striscione con la stessa firma fa esplicito riferimento al presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. "Pacifici arrivaci tu a 100 anni", lo slogan brevemente esposto in centro, a piazza Augusto Imperatore.  

Il Campidoglio ha disposto la rimozione immediata delle scritte e degli striscioni.  "Ho dato disposizione affinchè venissero rimosse immediatamente - ha annunciato il sindaco di Roma Ignazio Marino - Non è accettabile che il compleanno di un criminale, che ha partecipato alla violenta esecuzione di cittadini inermi a scopo di rappresaglia, possa essere usata per fare apologia di fascismo e nazismo. Questa città non lo tollererà".

domenica 28 luglio 2013

La libertà della mia mente




"Non c'è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente".

-- Virginia Woolf

martedì 16 luglio 2013

Il viaggiatore



"Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti". 

-- I. Calvino

lunedì 15 luglio 2013

Perché il grano è grano



"Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuole dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba".

 -- Vincent van Gogh

giovedì 20 giugno 2013

Distanze



"La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice". 

-- José Saramago

domenica 16 giugno 2013

Un posto da chiamare paradiso



"Ho compreso che il paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia. In quei giorni eravamo protetti dai nostri genitori ed eravamo innocentemente incoscienti dei tanti problemi che ci circondavano. Pertanto, quando si cerca il paradiso, è necessario tornare con la memoria alla propria infanzia."

-- H. Miyazaki

mercoledì 12 giugno 2013

Come panna e zucchero filato



Nuvole come panna e zucchero filato.
Domani sarà un giorno terribile.
E' il giusto prezzo da pagare.
Per questo attimo di tregua.

venerdì 7 giugno 2013

Attimo per attimo


"Così soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero si metta di nuovo in me a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni".

 -- L. Pirandello, Uno, nessuno e centomila

mercoledì 29 maggio 2013

In morte a Franca Rame


Mi chiedo dove siete oggi, bimbeminkia, che ieri vi strappavate i capelli per la scomparsa di Little Tony.
Rifletteteci su.
E nel frattempo andate anche un po' a cagare.

Da Il Fatto Quotidiano.it del 30 gennaio 2013

Franca Rame, Lettera d'amore a Dario

CHI È DI SCENA…
Sono nata nel 1929.
Quando ero piccola, sette, otto anni, mi veniva in testa un pensiero che mi esaltava: morire.
Quando morirò?
Com’è quando si muore?
Come mi vestirò da morta?
Forse mamma mi metterà quel bel vestito che m’ha cucito lei di taffetà lilla pallido orlato da un bordino di pizzo d’oro.
“Sembri un angelo! Quanto è bella la mia bimba che compie gli anni!” mi diceva.
A volte mi stendevo sul lettone di mamma: vestito, calze, scarpe, velo bianco in testa, una corona del rosario tra le mani poste sul petto (tutta roba della Cresima), felice come una pasqua aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo… arrivavano i vicini, il prete e tutti rosariavano in coro.
Arrivasse un cane di un cane. Nessuno spuntava.
Nell’attesa mi addormentavo.
Al risveglio ero incazzata nera.
“La prossima volta vi faccio vedere io!” bisbigliavo minacciosa.
Poi mi sgridavo: “Cattiva, sei cattiva!!! Dare un dolore così grande alla tua mamma. Vergognati! Con tutti il bene che ti vuole…”
“Ascoltami Franchina… – mi diceva mamma – ci sono delle regole nella vita che vanno rispettate, ogni giorno: non poltrire nel letto, la prima cosa che devi fare, come apri gli occhi è sorridere. Perché? Perché porta bene. La seconda correre in bagno, lavarti con l’acqua tiepida, orecchie comprese, velocemente, vestirti. Far colazione e via di corsa a scuola. Salutare con un sorriso le persone che conosci, se aggiungi al sorriso un ciao-ciao con la manina è ancora più gentile. Non dare confidenza ai maschi. Tenerli a rispettosa distanza. Non accettare dolci o regali da nessuno…specie se uomini. Non parlare mai con gli estranei. Mi raccomando bimba, non prendere freddo, d’inverno sempre la cuffietta di lana all’uncinetto con i pom-pom rosa che ti ha regalato la zia Ida…gli stivaletti rossi di Pia (mia sorella maggiore) che non le entrano più. Ti voglio bene-bene-bene.” Lo ripeteva tre volte con ardore perché mi si inculcasse bene nel cervello. “Fai attenzione a tutto… come attraversi la strada…guai se vai sotto a una macchina. Ti rompi tutta…ricordati che ci ho messo nove mesi a farti!”
Me ne andavo felice…Un po’ soprappensiero per quei nove mesi di lavoro per la mia mamma a farmi. E’ stata impegnata per un bel po’ di tempo…tutti quei mesi!
La vedevo intenta a mettere insieme i pezzi.
Ma dove li prendeva?
Forse c’eran dei negozi nascosti che li vendevano: “Vorrei due gambette con i piedini, due braccine con le manine, un corpicino, la testolina no…ho una bellissima bambola lenci di quando ero piccola…ci metto quella. “Chiederò a mamma, quando sarò più grande che mi spieghi come ha fatto a confezionarmi.
Ora siamo nel 2013. Da allora sono passati molti anni. Sono arrivata agli 84 il 18 luglio. Faremo una bella festa tutti insieme.
Quando Jacopo era piccolo, a Natale arrivavano regali da ogni parte…più i nostri.
Li posavamo tutti sul tavolone della sala da pranzo. Come il bimbo si svegliava lo si portava tenendolo in braccio davanti a tutto quello che aveva portato il Bambin Gesù. Ci si incantava a guardarlo.
Meraviglia, felicità, grida, risate. “Grazie Bambin Gesù…grazie!!!” gridava guardando verso il soffitto come fosse il cielo…poi seduto sul tappeto a scoprire e godersi i suoi giochi.
All’arrivo della torta con le candeline, non riuscivamo a convincerlo a soffiare per spegnerle.
“Lo devi fare! Soffia!!”
“Perché?”
“Perché cresci più in fretta! Soffia!”
Era un bimbo molto curioso e pensoso. Chiedeva sempre: e cosa vuol dire questo e perché no…Una volta sui 5 anni, stava appoggiato al davanzale del balcone su di una sedia con un filo in mano che agitava. “Che fai Jacopino?”
“Do da mangiare al vento…”
Ero un po’ preoccupata.
Mi diverto molto con le mie nipotine. Quando Mattea (la figlia di Jacopo) era piccola, sui sei anni e veniva a trovarci a Sala di Cesenatico a passare l’estate con noi, le preparavo una festa alla grande. Compravo al mercato di tutto…non che spendessi tanto. Nascondevo i regalini spargendoli nel giardino tra alberi e cespugli e via con il gioco del “freddo e caldo”: si girava di qua e di là…davo segnali dei nascondigli dicendo “fredddo… freddo… tiepidino caldino… caldo, caldissimo… oddio brucia!” Mattea infilava la manina nel cespuglio, trovava il pacchetto, si sedeva su prato e lo scartava mandando grida di gioia.
Una mia cara amica, Annamaria Annicelli aveva un grande negozio dove vendeva di tutto e mi regalò per Mattea un mare di Barbie con fidanzato Ken. Cartoncini con guardaroba completo: abiti per tutte le occasioni.
Come ogni estate per anni, arrivò la mia dolce bimba più bella che mai. Le sbatto un uovo con zucchero e cacao – la rusumàta si chiama a Milano – che le piace tanto. Se la mangia leccandosi i baffi.
“Vieni, andiamo a fare il gioco del caldo-freddo.”
Lancia un urlo di felicità.
Le avevo preparata una festa alla grande. E via che si parte: freddo… freddo… tiepidino… caldo… caldissimo! E dal cespuglio estrae una Barbie…poi un’altra…poi il fidanzato Ken, cartelle con abiti…ad un certo punto si lascia andare sull’erba sfinita: “E’ troppo nonna… è troppo!” Quando Jacopo, dopo tre mesi, veniva a prenderla era un momento triste per tutte e due. Ce ne stavamo abbracciate e silenziose in attesa della partenza. Saliva in macchina. La salutavo con la mano e mi scendevano le lacrime…pure lei piangeva. Cercavamo tutte e due di sorridere… ma si faceva fatica.
Una gran fatica.
Una volta, quando eravamo più giovani Dario ed io ci si faceva festa ai compleanni. Festa? Una festicciola…nulla di speciale. La torta, le candeline…dell’anno prima, qualche amica, amici…Ricordo invece un fantastico compleanno, il mio settantesimo a Sala di Cesenatico. Non mi aspettavo nulla di speciale. Invece…
Quella mattina mi svegliai un po’ tardi, Jacopo venne a prendermi in camera dicendomi che Dario aveva bisogno di me…Neanche la mattina del mio compleanno posso restare disoccupata…scendo le scale, esco in veranda, e lì mi trovo una folla con i musicisti che suonavano, clown e maschere e tanta gente, amici venuti da ogni parte, ci saranno state cento persone, tutti a cantare tanti auguri a te…Mi sono messa ad abbracciare tutti uno per uno…Erano veramente tanti, che a un certo punto mi sono dovuta sedere…Anche per l’emozione. Poi siamo andati a mangiare fuori, sul porto canale di Cesenatico, e anche lì c’erano parecchi amici che erano venuti a festeggiarmi. Ogni tanto mi stupisco di quanta gente mi voglia bene. È proprio una grande fortuna…
UNA STELLA SUL LETTO?!
Una volta mi piaceva guardare il cielo di notte. Specie in inverno. Sottozero il blu è più intenso. Lestelle spiccano come brillanti.
Preziose.
Ieri notte niente. Ce ne erano poche ma una ha attirato la mia attenzione era una stella senza luce, piatta come fosse di plastica opaca.
“Vieni qui” le ho detto… hai dei problemi? Ti vedo giù….” In un attimo eccola sul mio letto, senza nemmeno rompere i vetri della finestra.
La guardo incredula… non so come comportarmi…
UNA STELLA SUL LETTO?!
L’astro si rizza su una punta… prendendo colore lentamente.
Una luce iridescente illumina la mia stanza…ma non smargiassa di chi vuol strafare…appena appena per farsi notare.
“E’ così facile avere una stella vera in casa? Basta chiamarla?” penso. “E’ facile per forza… – mi risponde – sono te.”
“Sono una stella?” – dico senza meraviglia, anzi un po’seccata – mi stai prendendo per il sedere?” Avrei detto volentieri culo, ma non volevo darle confidenza.
“Dì pure culo cara, non mi scandalizzo…” e fa una risata a piena gola.
Una stella che dice culo e mi sghignazza dietro!
Ero scandalizzata! Non c’è più religione!
“Bigottona! Son qui per aiutarti… sono te, quindi la tua più grande amica. Sei giù di morale…hai pensieri fissi che ti fan dormire male. Perché vuoi ammazzarti?”
Mi manca il respiro. Un qualcosa mi sale lento dallo stomaco alla gola: un magone che mi soffoca.
“Lasciati andare… non trattenere le lacrime…ci sono io vicino a te…sono scesa apposta da lassù…tutta per te!”
Le lacrime non si fanno pregare, si rincorrono sulle mie guance una dopo l’altra. I singhiozziescono strazianti anche se in realtà non si sentono.
Allunga una punta, quella di sinistra e mi fa una carezza.
Ma dai…sto sognando…la stella sul letto in punta di stella che mi accarezza con la sinistra…una stella mancina…Mio dio…ha pure 5 punte!
Una stella delle Brigate Rosse!
“Non stai sognando…conosco la ragione della tua voglia di morire ma solo se ne parli, se svisceriamo il problema insieme, lo risolviamo. Parola di Stella!”
Respiro profondamente. Sto per dire qualcosa che mi costa.
“Sono tanto triste perché sono disoccupata. Ho perso il mio lavoro.”
“Come hai perso il tuo lavoro? Sei dalla mattina alla sera al computer…scrivi, scrivi, scrivi senza alzare nemmeno gli occhi.”
“Sì lo so, ma questo non è il mio lavoro. Sono nata il teatro, a 8 giorni ero già in scena…ho sempre recitato. Da 8 giorni a 81 anni… avevamo in scena “L’anomalo bicefalo” una satira su Berlusconi. Ci divertivamo un sacco! Ma eravamo nell’’83… quanti anni son passati?”
“Ti stai dimenticando di Mistero buffo,….L’avete fatto tanto…”
“Sì hai ragione…ma ora non si fa più nemmeno quello.
Poi uno spettacolo ogni morte di vescovo, che ne muoiono pochissimi.
Sono felice di aiutare Dario che è il MIO TUTTO, curare i suoi testi, prepararli per la stampa, ma mi manca qualcosa… quel qualcosa che non mi fa amare più la vita.
È per questo che voglio morire.
Ma non so come fare.
Immersa nella vasca da bagno e tagliarmi le vene?
Poi penso allo spavento di chi mi trova in tutto quel rosso.
Buttarmi dalla finestra, ma sotto ci sono gli alberi e finisce che mi rompo tutta senza morire: ingessata dalla testa ai piedi.
Avvelenarmi con sonniferi…ci ho già provato una volta…tre, quattro pastiglie e acqua… avanti così per un po’ e mi sono addormentata con la testa sul tavolo…
Insomma, morire è difficilissimo!
A parte che mi ferma anche il dolore che darei a Dario a Jacopo alla mia famiglia, Nora, Mattea, Jaele(la più bella della famiglia) e tutto il parentado…alle amiche, amici.
Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche… vestite di rosso che cantano “bella ciao”.
Che tristezza essere disoccupata. “Hai messo in scena molti spettacoli che hanno avuto gran successo ed eri sola – prosegue la Stella…Tutta casa letto e chiesa, Parliamo di DonneSesso? Grazie tanto per gradire, Legami pure che tanto spacco tutto lo stesso, Il funerale del padrone, Il pupazzo giapponese, Michele ‘Lu Lanzone e altri ancora che non mi ricordo… dovrei andare su internet ma non ne ho voglia.
Perché non ne rimetti uno in scena?”
Ma…sono abituata con Dario…
L’ho conosciuto in palcoscenico nel ’51… abbiam fatto tourné, avuto successo… anche troppo. Dopo anni di fermo abbiam debuttato per due soli spettacoli in settembre del 2012 con “Picasso desnudo”.
E adesssssso? Ci metto sei S per sottolinearti bene il concetto. Adesso nulla! Nessun programma futuro. Deglutisco per mandar giù il magone
Dovresti aiutarmi tu Stella, dammi la forza… la voglia.
“Che piagnona! – mi urla, mi hai proprio rotto i…No, non lo posso dire perché lassù si incaz…Mamma mia solo parolacce mi vengono…è perché sono scesa in terra…qui ci si sporca!
Potresti mettere in scena un testo da recitarti tutto da sola…hai un mare di materiale a disposizione. Li conosco tutti i tuoi monologhi mai rappresentati.”
“Ma smettila, conosci i miei monologhi….”
“Certo, sono te!”
“Ah sì…Hai ragione…Sì, potrei farlo…ma poi penso a Dario la sera sperduto davanti alla tv… che se ne va a letto senza chiudere né tapparelle, né porta. Lo sento che si gira e rigira tra le lenzuola pensandomi…preoccupandosi e…quindi sto qui, accanto a lui. Lo amo tantissimo…ma sono proprio triste… infelice…ciao me ne vado…”
“Ma dove vai? Ti vuoi nascondere a piangere? Piangi qui piccola…tra le mie braccia…”All’improvviso si ingrandisce a vista d’occhio si trasforma in una coperta di lana morbida lucente e mi avvolge tutta. Un brivido di piacere attraversa il mio corpo… mi sento via via rilassata e sulla bocca mi spunta un sorriso…il più dolce della mia vita
Caro Dario tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro muoio di malinconia. Un bacio grande…


martedì 28 maggio 2013

La (fu) ragazza impopolare

Adoro dire cose impopolari. 
Del tipo che non me ne frega una beata del fatto che sia morto Little Tony. 
Una beata.

venerdì 24 maggio 2013

Arrampicarsi (o arrancare)


"Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi sugli alberi, esso passerà tutta la sua vita a credersi stupido".

A. Einstein


giovedì 23 maggio 2013

E dopo 18 anni di attesa...

... Ho venduto i miei biglietti per il concerto di domani sera, a Milano, dei Green Day.
Sono ufficialmente una vecchia ciabatta.

venerdì 17 maggio 2013

When I was just a little girl


Alcuni anni fa, vedevo l'età adulta come un traguardo.
Mi dicevo: "Quando sarò grande!" e per magia tutto passava. Il cuore si metteva in pace, le paure si assottigliavano, i dubbi e le incertezze si calmavano. 
Crescevo costruendo il mito dell'adulto "arrivato", quello che sa. Che sa molte cose, che non soffre più perché è grande e per questo non ha più emozioni.
Credevo nei robot.
Adulta lo sono diventata anch'io.
Lo sono diventata con le mie paure che, non sono più le stesse di allora, ma sono molte di più.
Soffro e lotto.
Mi arrendo. Ho paura. Combatto, Trovo la forza. Ho bisogno di certezze. Sicurezze. Ho bisogno di piangere. Ho bisogno di sentirmi dire che ce la farò.
Non respiro. Mi batte il cuore. Non dormo. Eppure sogno. Ho progetti e aspettative. Nuovi orizzonti e nuove dimensioni. Fallimenti. Rivincite.
Perché non insegniamo ai nostri figli che siamo semplicemente umani?
Perché non mostriamo loro che i nostri sentimenti sono vivi, forti, violentemente destabilizzanti?
Perché abbiamo paura di deluderli con le nostre insicurezze e incertezze, preferendo mostrarci ai loro occhi per ciò che non siamo?
Nella paura di non meritare il loro amore e la loro ammirazione, rischiamo ogni giorno di creare un esercito di adulti infelici. 
Come me. Come te.

A piccoli passi



A breve tradurrò il mio primo libro. Questo qui.
Se te lo stai chiedendo la risposta è sì: mi sto facendo la cacca addosso.

mercoledì 15 maggio 2013

Genio e follia




"Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri" 
ARTHUR SCHOPENHAUER

Nascere con 4,5 grammi di alcool nel sangue

POLONIA CENTRALE: la polizia di Tomaszow Mazowiecki ha reso noto oggi che una donna di 24 anni, in stato di ubriachezza, ha messo al mondo un bambino nel cui sangue erano presenti 4,5 grammi di alcool. Secondo quanto dichiarato dalle forze dell'ordine, le condizioni del neonato sono critiche.
Il parto è avvenuto tramite taglio cesareo presso l'ospedale cittadino, dove la donna era stata trasportata d'urgenza in seguito alla perdita di conoscenza all'interno di un negozio di bevande alcoliche. Nel sangue erano presenti 2,6 grammi di alcool.
Il caso è adesso in mano alla Procura di competenza: per aver messo in pericolo la vita del proprio bambino, la donna rischia fino a cinque anni di carcere e la perdita della potestà genitoriale.

Articolo tratto da Le Figaro.fr



martedì 14 maggio 2013

Bisogna solo smettere di avere paura

Leggendo questo articolo de La 27esima ora del Corriere della Sera, ho iniziato a scrivere nella mia mente una lunga lista di "perché".
La ragazza in questione è stata massacrata di botte dal fidanzato, padre del suo bambino, nonostante la madre l'avesse già più volte implorata di lasciarlo dopo i precedenti episodi di violenza.
Lui è un mostro, sì. Un uomo di ventisette anni mentalmente deviato. Deviato nel profondo e incapace di comunicare il proprio stato, se non con le botte. Non sapendo dare un nome alla sua rabbia, la mette in pratica.
Mi chiedo quale inferno ci sia nella sua testa. Quale mondo oscuro lo tenga intrappolato dentro se stesso.
Eppure Rosaria, a soli vent'anni, non è così diversa da lui.
Vittima e carnefice di se stessa.
Avvolta in un'oscurità dalla quale non è riuscita a uscire.
Intrappolata in un inferno dal quale non ha voluto uscire.
Lei, che in questo preciso momento è il nome e il bellissimo volto di tutte le donne che ogni giorno, in ogni parte del mondo, subiscono violenze atroci dagli uomini della loro vita, e tacciono rendendosi carnefici a loro volta.
Perché?
Rosaria quella sera tremenda è tornata a casa e si è messa a letto tra mille sofferenze.
E' stata la madre, la donna più importante della sua vita, così come della vita di tutti noi, che l'ha costretta ad andare in ospedale, parlare e farsi curare.
Nel dramma è stata lei e lei soltanto, con il suo amore di madre, a sfondare la porta dell'inferno in cui quella figlia bellissima, madre a sua volta, si è rinchiusa fino a rischiare la vita.
Perché?
Perché Rosaria è arrivata fino a questo punto?
Perché noi donne a un certo punto della nostra vita, a qualsiasi livello, ci rinchiudiamo in una realtà che ci fa soffrire e ne diventiamo schiave?
Avremmo in tasca la chiave che ci da la libertà, eppure fingiamo di averla persa.
Non abbiamo la forza di dire no.
Ci sentiamo talmente deboli di fronte alla vita, che preferiamo vivere nel dolore piuttosto che affrontarla.
Pensiamo di non essere all'altezza. Di non meritarci la libertà. Ogni tipo di libertà.
Rosaria probabilmente non credeva di meritarsi di vivere la sua stessa vita.
Pensava che la sua vita fosse il suo uomo, illudendosi di amarlo e avendo paura di perderlo.
Ma come puoi amare una persona così? Come puoi pensare alla parola amore se ciò che ricevi è questo?
Ci sono realtà che sono come dei tumori maligni che lentamente ti consumano, ti mangiano le viscere e non avanzano nulla. Ti portano via la vita.
La vita è il sole che a volte è accecante, altre volte ti toglie il respiro. Altre ancora non lo sopporti.
Puoi cercare rifugio, per respirare un attimo. Ma non si può scappare dal sole.
Il sole ti trova sempre e ti illumina, ti scalda.
Ti fa sentire vivo. Ti protegge.
Bisogna solo smettere di avere paura.

domenica 12 maggio 2013

L'ultimo Abbraccio - The Final Embrace


Dopo il terribile crollo dell'edificio che ospitava una maglieria, nella periferia di Dhaka, Bangladesh, sono state scattate numerose fotografie di forte impatto emotivo, ma quella del fotografo locale Taslima Akhter è la più straziante, perché l'unica in grado di racchiudere in sé la rabbia e il dolore di un'intera nazione.
Shahidul Alam, fotografo del Bangladesh, scrittore e fondatore del  Pathshala, the South Asian Institute of Photography (Ndr: Istituto di fotografia dell'Asia meridionale), commenta così: 

"L' immagine, per quanto sconvolgente sia, è di una bellezza che non si dimentica. Da questo abbraccio nella morte, emerge una tenerezza che va oltre le macerie per toccarci nel profondo. Diventa nostra e si rifiuta di andarsene. Tornerà nei nostri sogni per tormentarli e in silenzio ci dirà: "Mai più"."

Akter scrive di questa fotografia nel LightBox di Time International di questa settimana, accanto a un saggio di David von Drehle:

"Mi hanno fatto molte domande a proposito della coppia trovata abbracciata dopo il crollo. Ho provato e riprovato, ma ancora non sono riuscito a trovare alcun indizio che li riguardi. Non so chi fossero e quale rapporto avessero. Quel giorno lo passai interamente sul luogo del crollo, guardando come i feriti, tutti lavoratori tessili, venivano messi in salvo dalle macerie. Ricordo il terrore negli occhi dei parenti. Ero esausto, mentalmente e fisicamente. Poi, intorno alle 14, ho trovato questa coppia abbracciata. Tra le macerie. La parte inferiore dei loro corpi sepolta nel cemento. Come lacrime, il sangue scorreva dagli occhi dell'uomo. Vedendoli, non potei credere ai miei occhi. Era come se li conoscessi, come se ci fosse un legame tra noi. Li stavo guardando negli ultimi istanti della loro vita mentre, abbracciati, cercavano di salvarsi. Di salvare la vita che amavano. 
Ogni volta che riguardo questa fotografia mi sento profondamente triste. Essa mi ossessiona. E' come se quelle persone mi stessero dicendo:

"Non siamo un numero. Non siamo solo manodopera a basso costo, vite a basso costo. Siamo esseri umani, come te. La nostra vita è preziosa quanto la tua. Anche i nostri sogni lo sono"

In questa storia terribile, queste persone sono testimonianza della strage di operai. Il numero delle vittime oggi supera 750 (Ndr dati relativi al 08/05/13). Ci troviamo in una situazione in cui gli esseri umani sono trattati come numeri.
Questa fotografia è un chiodo fisso. Se i responsabili di ciò che è accaduto non verranno puniti con il massimo della pena, questo tipo di tragedie continueranno ad accadere. 
Non ci si riprende da un orrore simile. Il dolore e la pressione provati nelle ultime due settimane passate in mezzo ai cadaveri, sono stati tremendi. Come testimone di questa tragedia, sento l'urgenza di condividere questo dolore con tutti. Ecco perché voglio che questa fotografia venga mostrata".

articolo tradotto da Time del 08/05/2013

venerdì 3 maggio 2013

Respiro

"Come se non ci fosse una fine. Come se l'intera mia esistenza si riducesse a un attimo di respiro tra un bombardamento e l'altro"

mercoledì 1 maggio 2013

May Day


"[...]E il Bianchini interrogò subito il figliuolo sugli avvenimenti del giorno innanzi, scherzando, parato a una scrollata di spalle di lui, che viveva tutto nella letteratura, e d'ogni altro argomento non si curava. […]
— Credevo che il mondo fosse la bellezza, la scienza, la politica, e tutta la gente fortunata che s'occupa di queste cose: e non vedevo altro: ora vedo che il mondo è la moltitudine quasi relegata fuor del progresso, che alla società dà tutto e non ne riceve presso che nulla, che suda sopra la terra, e sotto la terra, e si logora nelle officine e copre delle sue ossa i campi di battaglia, senza cavarne altro frutto che di non morire di fame; che per miseria è costretta a vendere la carne e l'anima, l'onestà delle donne, il sangue dei fanciulli, e per miseria minaccia, ruba, si dispera, impazzisce, uccide, s'uccide, fa del mondo un inferno; mentre un piccolo numero, in disparte, canta degli inni alla patria e alla civiltà, e trova che è bella la vita. Ma io mi son persuaso che a tutto questo c'è rimedio, come altri milioni d'uomini se ne son persuasi. Questa convinzione m'è entrata nell'animo come un raggio di sole. Sarà un errore: il rimedio non sarà quello, saranno altri. Comunque sia, la prima cosa a farsi per guarire un male, per sopprimere un'ingiustizia, è quella di riconoscerla, è di proclamare il buon diritto di chi si lamenta. Non posso far altro; faccio questo; faccio eco alla voce degli oppressi, degli sfruttati, dei miserabili, — rifiuto la complicità del mio silenzio — all'oppressione — e protesto".

 -- Edmondo De Amicis, Primo Maggio